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Professore per mestiere, runner per passione, speaker per diletto

​Cronoscalà del sasso edizione 2016.

Posso dire di aver contribuito a questa competizione da un punto di vista privilegiato: quello dello spiker. Privilegiato perché mi trovavo all’arrivo e ho potuto assistere ai gesti spontanei degli atleti che facevano una volta conclusa la gara, una volta superato il sospirato arco.
Come tanti altri volontari ho dato il mio contributo per la riuscita di questo evento. Una festa dei lavoratori vissuta in maniera diversa, in mezzo a chi condivide le tue passioni, tra coloro che sanno faticare per fermare l’orologio un minimo prima della precedente corsa. Il freddo e la pioggia hanno reso ancora più unica questa giornata.
Il mio incarico era quello di fornire alla partenza delle informazioni di base e all’arrivo di incoraggiare gli atleti ad affrontare gli ultimi metri magari con uno sprint finale, quel tipo di scatto che raschia dal fondo le ultime energie rimaste, quelle che la fatica e il freddo non ti hanno ancora tolto.
Chi arrivava mi regalava sempre qualche emozione. Era visibile sui loro volti la fatica. Ma altrettanto visibilmente si leggeva se erano o meno soddisfatti della loro prestazione e molti lo erano.
Senza togliere a nulla ai primi arrivati (tanto di cappello ai 38 minuti e rotti del vincitore, risultato per me impensabile), i corridori che mi hanno colpito di più sono quelli di bassa classifica. Molti si cimentavano contro i propri limiti: il loro avversario era sé stesso. La fatica mista al mio incoraggiamento e alla visione dell’arrivo disegnava dei visi sorridenti, talvolta vergati dalle lacrime. Sarà che mi ci identifico più che nei primi della classe, ma mi viene da pensare che siano loro i veri trionfatori di queste competizioni.
Che dire poi di Gianfranco? Classe 1941 partecipa a queste competizioni con lo spirito di un ragazzino, dimostrando che l’età che avanza non è una giustificazione per appendere le scarpe al chiodo. Ha sempre il sorrido in faccia e una buona parola per tutti. Per la cronaca: il ritorno a Valstagna l’ha fatto a piedi.
E vogliamo non citare Marta Dal Pra? “Dallo sport la forza per superare la mia disabilità” hai detto tu. Sei un esempio vivente dico io. Ci dimostri con le tue prove che i nostri limiti non devono ridurre i nostri obiettivi. All’arrivo mi ha regalato un “grazie” con un sorriso capace di ripagare il freddo patito. Stamattina a scuola ho cercato fu Google informazioni su di lei e ne ho parlato con i miei alunni. A qualcuno è sembrato strano ciò che fa. Cara Marta ti auguro di riuscire nella tua battaglia contro le barriere mentali contro lo sport per disabili.
Un ultimo pensiero a chi ha corso in coppia. Quando Mirko mi ha informato della scelta di far correre coppie di fatto legate tra loro che si scambino un bacio alla partenza, l’ho trovata un’idea più bislacca che originale. Alla partenza c’era chi era legato con spaghetti colorati, chi con un semplice elastico “dei mudandoni dea nona”. Sulle orme della leggenda di Loretta e Nicolò, i fatti mi hanno dato torto. Arrivare insieme dà una doppia soddisfazione. Vedere queste coppie che all’arrivo si abbracciano e si baciano, mi ha fatto invidia. Anch’io vorrei vivere questa emozione, sicuro che un’impresa del genere porta a saldare l’amore tra i due. Una signora dai capelli bianchi giunta con il fiatone ha detto “siamo partiti sposati e siamo arrivati divorziati”, per poi guardare negli occhi il proprio amato, sorridergli e scambiarsi un bacio.

Grazie. Grazie a tutti voi!

Leonardo Campesato

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